La chiave che apre le porte è l’AZIONE

Nella mia vita mi è accaduto di aspettare diverse volte di sentirmi “pronta” prima di AGIRE.

Eppure, se guardo al passato e al presente, i risultati migliori li ho ottenuti quando ho smesso di trovare scuse per aspettare e ho agito.

Quando vivo qualcosa di molto intenso vorrei esprimerlo a parole per condividerlo, ma spesso accade che io aspetti… di trovare le parole adatte, appropriate, che tutto sia perfetto.

Lo stesso accade talvolta quando ho un’idea, qualcosa che sento sia giusto fare.

Se non mi fossi sbucciata le ginocchia cadendo in diverse occasioni, non avrei imparato ad andare in bicicletta… e non mi sarei rialzata più forte e determinata di prima. Se avessi aspettato di essere pronta alla perfezione a ogni singolo esame non sarei riuscita a laurearmi lavorando. Se avessi smesso di provarci ogni volta che ho trovato un ostacolo di fronte sulla mia strada non avrei imparato quello che ho imparato.

Pollicino ha costruito la sua salvezza e la sua fortuna seminando piccole molliche di pane sul suo cammino, un passo alla volta.

AZIONE è la seconda parola dell’acronimo del mio metodo C.A.S.H. subito dopo la C di consapevolezza.

Il week-end che ho appena trascorso a Gubbio, insieme a numerose decine di persone, ha il profumo e il sapore dell’AZIONE. Quello che in teoria era un momento di aggiornamento e di ritrovo dei trainer di terapia della risata formati da Richard Romagnoli, Laugholiday, è diventato molto di più, grazie alla presenza di ognuna delle persone che c’erano, alla consapevolezza che le favole sono storie che vanno in scena ogni giorno, complice la spettacolare eclissi di luna sotto la quale ci siamo ritrovati seduti insieme in cerchio intorno al fuoco.

In diverse occasioni in cui stavo cercando scuse per  non agire, ho ricordato quello che con un sorriso sornione e gli occhi che brillano ricorda spesso Richard Romagnoli:

AIC… alza il… corpo.

Richard è, del resto, un esempio coerente di azione e trasformazione.

Sottolineando quanto ognuno di noi possa ispirare gli altri alla consapevolezza e di come questo sia karma yoga, Richard ha affermato:

“se aspetti a muoverti di avere la perfezione, non ti metterai mai in moto”.

Se osserviamo l’etimologia della parola PERFEZIONE, è ciò che esclude qualsiasi difetto, è assolutezza e massima compiutezza. Il concetto di perfezione può essere tuttavia espresso, oltre che in modo rigido, più flessibilmente come eccellenza.

Agire senza attendere la perfezione non significa agire senza preparazione e competenza;

significa studiare, approfondire con cura, testare, sperimentare, fare esperienza, sbagliare e imparare dalle esperienze e dai propri errori, significa non usare la necessità di studiare e migliorarsi come scusa per non partire.

Significa ripulire l’azione dalla rigidità.

“Imperfect action beats perfect inaction every time” Harry S. Truman

Agire, seppure in modo imperfetto, è meglio di non agire per nulla, sempre.

Richie Norton, autore di “The Power of starting Something Stupid” afferma

“Perfectionism is a disease. Procrastination is a disease.

Action is the cure.”

L’azione è la cura per perfezionismo e tendenza a procrastinare, intesi come vere e proprie “malattie”.

Sara Perotti e Richard Romagnoli invitano professionisti speciali agli incontri di aggiornamento che organizzano e tengono per i trainer che hanno formato.

Riccardo Scandellari, uno dei maggiori esperti in personal branding e digital marketing in Italia, è il primo ad affermare che non ha trucchi specifici, bacchette magiche su come posizionarsi nel modo migliore nel vasto mondo della rete, ma condivide regolarmente, sul suo blog e altri canali, esperienze e risultati, offre spunti, riflessioni, interpretazioni interessanti della realtà.

Lui stesso consiglia di agire con etica e costanza, testare, studiare e poi modificare e migliorare sulla base dell’esperienza, per esprimere la propria unicità, di AGIRE come hub che smista conoscenze ed esperienze, generando RELAZIONI di valore.

Elena Benvenuti,  psicologa, docente della Scuola di Formazione Triennale PHYL, capo-redattrice della rivista Energie. ci ricorda che essere nel momento presente significa anche avere il coraggio di aprire le porte che ci si presentano di fronte, e che “il lupo è tanto più grande quanto più non abbiamo il coraggio di aprire la porta”, mentre “smette di farmi paura nel momento in cui ho il coraggio di guardarlo.

Agire è, come ha ispirato Davide Cortesi – professionista dell’Empowerment Individuale e Organizzativo attento all’aspetto energetico dell’essere umano –  riconoscere che indosso ogni giorno un paio di occhiali con le lenti un po’ colorate e a tratti deformanti della realtà, cambiare gli occhiali e i filtri delle mie lenti, disinserire il pilota automatico delle mie abitudini e smettere di percorrere lo stesso percorso, per conoscere, osservare e trasformare, partendo come primo passo da quella “meravigliosa macchina che ci porta in giro, il nostro corpo”.

Significa, come ci ha ricordato Elisa Bonandini – consulente di alta professionalità che lavora sull’immagine partendo dall’essenza e dalle caratteristiche uniche di ogni persona – partire da me riconoscendo che in me la forma e la sostanza sono congiunte, che l’armonia sta nella semplicità e trovare il tuo colore e le tue caratteristiche è un viaggio fuori e dentro di te.

Significa, come ricorda spesso Richard Romagnoli, che ognuno di noi è unico e irripetibile.

Significa, come narra emozionandoci Alessandra Perotti, editor, ideatrice del metodo writing way e del format di crescita personale Vision, esperta di scrittura consapevole, che ogni storia vale la pena di essere non solo vissuta a pieno in tutte le sue sfumature ma anche raccontata almeno a se stessi, per comprendere la chiamata e varcare la soglia, vedere il filo conduttore, FIDARSI della propria storia, perché

“nel mondo siamo immersi e siamo immensi”.

Significa avere il coraggio di scrivere la tua storia ogni giorno, anche quando ci sono giorni in cui sembra non uscirti nulla, fosse anche solo una parola.

L’editore Max Perkins, nel film Genius, quando riceve il manoscritto di Thomas Wolfe – un lavoro lungo e ridondante, che ha bisogno di essere semplificato e migliorato – chiede a chi glielo propone se sia un buon lavoro. “Buono? No, ma è unico.”