Prima il “potere”, poi il dovere?

Ti chiedi più spesso cosa POTREI fare o cosa DOVREI fare?

Non so tu, ma quando una persona mi affronta dicendomi cosa dovrei o cosa devo fare, la mia reazione è che mi passa la voglia di compiere quell’azione, anche se avevo già intenzione di farlo da sola.

Ho fumato per diversi anni della mia vita. Quando qualcuno mi diceva che avrei dovuto smettere provavo piacere nell’accendermi un’altra sigaretta.
Nel momento in cui ho deciso che fumare non era un’azione intelligente né salutare e che, nonostante molti lo ritenessero difficile, avrei senz’altro potuto farcela, in un mese sono riuscita a togliere questa abitudine nociva dalla mia vita.

Sentirmi dire dovrei vestirmi in un certo modo, il cosiddetto dress code, mi fa venire voglia di fare il contrario. Vederlo invece in termini di possibilità mi fa presentare sempre con l’abbigliamento adeguato alla situazione, oltre che al mio modo di essere.

E quando qualcuno mi dice con arroganza quello che DEVO fare? Non ne parliamo.

Pensavo che tutto questo fosse legato al mio essere insofferente ad un eccesso di autoritarismo e al mio dare grande importanza alle parole, ho voluto studiare e documentarmi e ho scoperto che ci sono evidenze scientifiche a sostegno del fatto che pensare in termini di dovere quando l’obiettivo è cercare soluzioni sia controproducente.

Pensare in termini di dovere ci toglie motivazioni, forza ed efficienza.

Meglio pensare in termini di possibilità.

Potere e dovere sono verbi modali. Potere esprime la possibilità. Dovere esprime la necessità.

Susan Heitler, una psicologa clinica di Denver, autrice del libro From Conflict to Resolution, ha fatto diversi studi nei quali ha usato una tecnica chiamata test kinesiologico, uno strumento per valutare lo stato di salute attraverso la valutazione dell’efficienza muscolare.
Il test consiste nell’utilizzare i muscoli come se fossero i “terminali” del nostro computer corporeo.
A seconda del livello di tenuta o di cedimento del tono muscolare di specifici muscoli in relazione a uno stimolo fisico, mentale, emotivo, ecc. il test indica quando il subconscio è in accordo o disaccordo con una determinata affermazione.
Quando il corpo riconosce qualcosa come “non valido”, si determina un calo di forza muscolare.

Susan, nel suo articolo “Should You Use This Word? It Decreases Your Effectiveness” racconta di come un giocatore di football in forma reagisse a parole diverse relative ad una situazione che lo coinvolgeva emotivamente.

Susan gli chiese di ripetere alcune frasi:

  1. Vorrei andare a trovare la mia nonna.
  2. Potrei andare a trovare la mia nonna.
  3. Dovrei andare a trovare la mia nonna.
  4. Devo andare a trovare la mia nonna.

La sua forza muscolare crollava quando ripeteva la terza e la quarta frase.

In un suo ulteriore esperimento con una paziente che continuava a procrastinare un’azione, realizzò che pensare in termini di dovere toglie forza e riempie di ansietà e stress. Pensare, invece, persino a qualcosa di non molto divertente e piacevole in termini di possibilità, consente di farlo in modo più veloce e con risultati migliori.

E’ come se nel nostro cervello scattasse un interruttore.
Eliminare il “dovrei” verso se stessi consente di restare più focalizzati ed equilibrati.

Succede lo stesso nelle altre persone. Quando ci poniamo con loro dando per scontato che dovrebbero fare qualcosa per noi, il rischio è che si creino malintesi e un senso di insofferenza.

Quando si cercano soluzioni, conviene pensare in termini di possibilità e non di doveri.

In uno studio condotto ad Harvard da Francesca Gino e i suoi colleghi, a un gruppo di partecipanti sono state poste alcune sfide con risvolti etici, per le quali sembrava non ci fosse una buona scelta o soluzione.
Dopodiché, a un gruppo è stata posta la domanda
“Cosa dovresti fare?”
A un altro gruppo la domanda è stata:
“Cosa potresti fare?”

Il gruppo del potresti è stato in grado di generare più soluzioni creative.

Le persone intuitivamente pensano in termini di dovere quando affrontano dilemmi morali e questioni etiche. Tuttavia,

porre la questione in termini di “cosa potrei fare” aiuta a trovare soluzioni.

Affrontare i problemi con un mindset di tipo “dovrei” ti blocca sulle possibilità di scelta e restringe il pensiero, sollecitando spesso una sola risposta, quella che sembra più ovvia.
Quando invece pensi in termini di potrei, resti con la mente aperta a varie possibilità che ti ispirano ad essere creativo.

E tu? Affronti le sfide con un POTREI o un dovrei?

Ci sono diversi vantaggi nell’essere un po’ RIBELLI ed evitare di pensare ai “dovrei”. I “ribelli”, inoltre, hanno talenti che gli altri non hanno e giocare ad essere ribelli è utile e divertente e ci fa scoprire quanto siamo speciali.

Fonti:

When Solving Problems, Think About What You Could Do, Not What You Should Do
Francesca Gino in Harvard Business Review 27 aprile 2018

Does “Could” Lead to Good? On the Road to Moral Insight
Ting Zhang, Francesca Gino, Joshua D. Margolis
In Academy of Management Journal VOL. 61, NO. 3
22 giugno 2018

Should You Use This Word? It Decreases Your Effectiveness
Feeling stuck in a bad job, relationship, or situation? Beware of this word!
Susan Heitler Ph.D.
9 marzo 2015